Ho espresso spesso il mio rammarico per la situazione delle donne nel mondo islamico
Oggi tuttavia mi è sorta spontanea una considerazione, che già macina da un po' di giorni nella mia testa e che si è materializzata con più convinzione alla lettura di una notizia di qualche giorno fa.
Il governo afgano ha votato "una legge che legalizza lo stupro del marito nei confronti della moglie, obbliga le donne a "concedersi" al marito senza opporre resistenza, vieta loro di uscire di casa, di cercare lavoro o anche di andare dal dottore senza il permesso del consorte e affida la custodia dei figli esclusivamente ai padri e ai nonni". (La Repubblica.it)

In seguito agli episodi di padre-padronismo dell'austriaco Fritzl e degli snaturati padre e figlio di Torino, nonchè di fatti simili meno eclatanti, ma ugualmente aberranti e numerosi... e chissà di quanti altri ancora che si consumano tra le mura di famiglia e non vengono mai denunciati per paura, ignoranza e connivenza, comincio a pensare che noi occidentali non siamo i più indicati a mettere il dito nella piaga.
Quando un bubbone scoppia è perchè è da tempo che l'infezione matura e se dieci, vent'anni fa di queste cose ne capitava una ogni lustro, oggi invece sono notizie quotidiane.
Ho un grande timore: quello che stupri e violenze accadano da noi quasi come e quanto in certi luoghi che indichiamo con il raccapriccio e il fastidio dei perbenisti evoluti e civilizzati.
Con la differenza che non applichiamo nè la "sharia", se ne vedono poche in giro di donne con il naso rotto, nè la lapidazione.
Ma non è detto, pochi giorni fa una donna è stata accoltellata brutalmente sotto gli occhi del figlio da un marito che non sopportava di vederla chattare al pc. Altra situazione, per carità, ma con una reazione troppo violenta rispetto al fatto in sè.
E allora... può trattarsi di contorta ipocrisia. L'ipocrisia della presunta civiltà, sotto la quale gli uomini nascondono istinti mai sopiti e bestialità genetiche.
Si plagiano le mogli, si stuprano le figlie ma non si dice, nessuna legge lo sanziona, si fa in sordina e si mantiene una facciata dignitosa e stimabile.
Noi, invece, di leggi contro lo stupro, il plagio, la pedofilia, la riduzione in schiavitù ne abbiamo.
Sono lì, in bella mostra nei codici, per manifestare il nostro grado di presunta civiltà e per farci belli, giusti e santi agli occhi del resto del mondo.
Compiango tutte le donne vittime della violenza maschile, specialmente quelle sfortunate nate nei paesi dove la donna vale meno di un asino o di un cammello.
Ma ancora di più compiango la stessa violenza che si perpetra qui, nei luoghi della civiltà sbandierata, e la condanno e l'aborro anche di più.
A Kabul, se non altro, corrisponde ad un certo tipo di cultura che non voglio giudicare.
Qui, invece, è solo insana bestialità.
E, dipendesse da me, ogni stupratore, pedofilo, distruttore e ladro dell'infanzia di una figlia o di un figlio, non solo verrebbe lapidato da un nutrito gruppo di donne vendicatrici ma, prima, dovrebbe subire la famigerata legge del taglione e gli farei spaccare il lato B da una mandria di tori da monta.
E non mi interessa se il colpevole è ignorante, depravato, disturbato, malato o vizioso.
Certe cose non si fanno.
MAI.
E basta